Oggi abbiamo il piacere di dialogare con Michele Sartori, fondatore di Sartori Ambiente, e con Marco Fossati, esperto di mobilità e tecnico della riabilitazione, per raccontare un progetto speciale nato nel 2012, con l’obiettivo di portare l’inclusività nel settore della raccolta rifiuti.
Il progetto? Rendere riconoscibili i contenitori dei rifiuti differenziati alle persone cieche e ipovedenti.
Michele, come nasce questa idea?
Nel 2012, il Comune di Forlì avviava la raccolta domiciliare dei rifiuti, fornendo contenitori a tutte le famiglie. In questo contesto, l’Unione Ciechi e Ipovedenti si rivolse al Comune, chiedendo come le persone ipovedenti avrebbero potuto riconoscere i contenitori per la differenziata.
Da lì è nata una collaborazione tra l’amministrazione, l’Unione Ciechi e Ipovedenti e noi di Sartori Ambiente per trovare una risposta concreta a questa esigenza.
Sig.re Fossati, il suo contributo è stato fondamentale. Come si è sviluppata l’idea?
Collaboravo già con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e fui coinvolto per fornire supporto tecnico. Il tavolo di lavoro si è costituito in un clima molto positivo, coinvolgendo il Comune di Forlì, Hera e Sartori Ambiente.
Fin da subito si è capito che l’utilizzo esclusivo dell’alfabeto Braille non sarebbe stato sufficiente, perché conosciuto solo da una parte delle persone con disabilità visiva.
E quindi come siete arrivati alla soluzione?
Abbiamo lavorato insieme per sviluppare simboli tattili comprensibili da tutti: un approccio “design for all”, in linea con i principi promossi alcuni anni dopo dalla norma ISO 24507:2021 relativa all’utilizzo di visual elements per favorire l’accessibilità e la comprensione universale nei sistemi informativi.
Ogni simbolo è composto da:
- un pittogramma in rilievo che rappresenta il tipo di rifiuto,
- e la lettera iniziale in Braille, scelta tra le più riconoscibili anche a livello internazionale.
Per esempio, il simbolo della Carta è un tonfo in rilievo che richiama una pallina di carta accartocciata, accompagnato dalla lettera P di Paper;
quello dell’Organico è composto da tre palline in rilievo che ricordano tre ciliegie, insieme alla O di Organic.
Una volta scelti i simboli, quali altri aspetti sono stati considerati?
È stato fondamentale curare anche dimensioni, spessore e spaziatura, per garantire una corretta percezione tattile. Solo dopo una serie di prove sono stati realizzati i tasselli da applicare ai contenitori.
I contenitori sono stati destinati solo a chi ne aveva bisogno?
No, e questa è stata la scelta più significativa: tutti i cittadini hanno ricevuto contenitori dotati dei simboli tattili, senza alcuna distinzione.
Il progetto aveva infatti anche un forte valore educativo: è stato presentato nelle scuole attraverso un laboratorio in cui tutti gli studenti, vedenti e ipovedenti, dovevano differenziare i rifiuti prodotti in aula utilizzando solo i tasselli tattili.
Questa scelta è oggi pienamente in linea con quanto previsto dalla normativa europea sull’accessibilità digitale (Direttiva UE 2019/882), entrata in vigore in Italia a giugno 2025, che stabilisce requisiti vincolanti per la progettazione inclusiva anche nei servizi pubblici e nei prodotti destinati al cittadino.
Michele, un progetto così non è stato brevettato?
No, non lo abbiamo brevettato. Fin dall’inizio l’obiettivo era che potesse essere replicato da chiunque. Se vogliamo parlare seriamente di accessibilità, anche le aziende devono essere disposte a condividere e non a trattenere.