Separare e recuperare: due concetti, diversi

Quando si parla di obiettivi ambientali, capita spesso di mettere sullo stesso piano due indicatori che, in realtà, la normativa considera diversi e complementari: la percentuale di raccolta differenziata e la percentuale di rifiuti effettivamente avviati a recupero o riciclo.
Capire la differenza non è un dettaglio tecnico. È un passaggio fondamentale per Comuni, Gestori e cittadini, perché racconta a che punto siamo davvero nel percorso verso l’economia circolare.

Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto un progresso significativo sulla raccolta differenziata. Le politiche nazionali e locali hanno spinto i territori a separare sempre più rifiuti alla fonte e oggi il dato medio nazionale ha superato il 65%, con molte realtà che vanno anche oltre questa soglia.
Un risultato importante, che dimostra come il sistema abbia saputo evolvere e come cittadini e amministrazioni abbiano cambiato abitudini.

Ma fermarsi a questo numero rischia di dare una lettura incompleta.
Negli stessi anni, infatti, il legislatore europeo ha spostato l’attenzione su un indicatore più avanzato: quanto di ciò che raccogliamo in modo differenziato diventa davvero nuova materia.
Le direttive sull’economia circolare fissano obiettivi progressivi di riciclo dei rifiuti urbani:

  • 55% entro il 2025
  • 60% entro il 2030
  • 65% entro il 2035

Qui non si misura più “quanto separiamo”, ma quanto recuperiamo realmente, al netto degli scarti di trattamento.
Ed è proprio su questo fronte che emerge la complessità del sistema.
Oggi in Italia la percentuale di rifiuti urbani effettivamente avviati a riciclo si colloca intorno al 50%, quindi ancora distante dai target europei più ambiziosi. Questo significa che una parte rilevante dei materiali raccolti in modo differenziato non riesce a chiudere il cerchio.
Le cause sono note:

  • frazioni di bassa qualità
  • errori di conferimento
  • materiali contaminati
  • scarti elevati negli impianti di trattamento

È possibile, quindi, avere numeri molto buoni sulla raccolta differenziata e allo stesso tempo faticare a raggiungere gli obiettivi di recupero reale.
Per questo oggi la vera sfida non è semplicemente raccogliere di più, ma raccogliere meglio.
Significa lavorare sulla qualità delle frazioni, ridurre gli errori, progettare servizi misurabili e controllabili e basarsi su dati affidabili per governare il sistema.
La raccolta differenziata resta uno strumento indispensabile.
Ma l’obiettivo finale, sempre più chiaro nelle politiche europee e nazionali, è un altro: trasformare davvero i rifiuti in risorse.

È su questo passaggio – dalla quantità alla qualità, dalla raccolta al recupero – che si gioca oggi la sfida dell’economia circolare nei territori.

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